Valsesia fuori rotta: un salto a due ruote nel mio passato da trekker

05.05.21 02:14 PM Commenti Di Lorenzo

Quando passai alla maxienduro mi fissai un obiettivo: raggiungere e visitare in moto alcuni luoghi che erano stati importanti nella mia vita pre-motociclistica.


Alcuni richiedono viaggi veri e propri, mentre altri sono alla portata di una gita domenicale e considerato che il mio hobby precedente era il trekking…di solito si tratta di località montane. La Valsesia era una di queste e Carcoforo la località esatta, dove passai una bellissima settimana di camminate con gli amici del CAI, lontani da località più note come Alagna o Scopello.


Poco meno di due ore di viaggio separano Varese dalla destinazione, ma in luoghi come la Valsesia si impara in fretta che il concetto di “sperduto” assume un significato più evocativo di quello a cui siamo abituati. Inoltre, per occupare l’intera giornata, ho deciso di ampliare il raggio di esplorazione aggiungendo una tappa nella vallata parallela dalle parti di Rimella, oltre ad una visita al Sacro Monte di Varallo.


Mentre i turisti ancora dormono


Arrivo trafelato all’imbarco del traghetto a Laveno poco dopo le nove, convinto di essere in ritardo…ma c’è talmente poca gente che l’addetto si mette a ridere quando mi vede trotterellare con casco e stivali verso la biglietteria, facendomi segno di far pure con calma. In effetti mi trovo a bordo con quattro o cinque auto e una ventina di persone in tutto, guarda caso vestiti da trekking. Un cielo poco convincente sovrasta il Lago Maggiore e le Prealpi, mentre ci avviciniamo a Intra da cui si raggiunge Omegna in provinciale: il paese posto sulla cima del lago d’Orta presenta spunti interessanti tra lungolago e centro storico, anche se risulta troppo affollato per i miei gusti di motociclista solitario.




Il violento maltempo dei giorni scorsi ha smosso rami, sassi e foglie e le condizioni dell’asfalto suggeriscono andature caute, mentre già all’altezza della chiesa della Madonna dell’Assunta grosse gocce di pioggia iniziano a picchiettare sulla visiera. Dal belvedere si può apprezzare una bellissima vista sul lago d’Orta, che accompagna lo sguardo a tratti fino in cima allo scollino. Il lato Vercellese ha subito meno la furia delle intemperie e le forme della strada sono incredibilmente sinuose fino al fondovalle. Dalla balconata dell’Oratorio di San Rocco, posto a metà della discesa, si può apprezzare una vista molto ampia sulle valli in direzione del corso del Sesia.


Ha smesso di piovere e l’arrivo al Sacro Monte di Varallo è paragonabile a quello all’imbarcadero, con la presenza di pochissimi turisti (o fedeli, in base al punto di vista) e parcheggi vuoti. Dopo aver parcheggiato il Tiger vicino al grande albergo mi concedo – armato di macchina fotografica – una passeggiata all’interno del complesso, ideato dal frate Bernardino Caimi e riconosciuto sito Unesco nel 2003 insieme ad altri 8 “Sacri Monti” di Piemonte e Lombardia. Si compone di un percorso che si snoda tra ben quarantaquattro cappelle affrescate, tra portici, cortili e scorci di notevole bellezza, fino alla basilica principale datata 1614.




Nel frattempo il cielo è diventato pericolosamente nero, sia ad Est verso il Maggiore, sia ad Ovest dove sto per dirigermi. Le nuvole si sono compattate in un orizzonte che spazia dal viola scuro al color piombo da una parte e di grigio tendente al nero verso la Val Sesia…tanto vale proseguire.


Il corso del torrente Mastallone sarà la mia linea guida fino a Rimella, attraverso valli scavate dai torrenti nel corso dei millenni, con la strada che corre tra ripide pareti di roccia, spesso a strapiombo. In alcuni tratti sono talmente “chiuse” che persino il Garmin cartografico lamenta l’impossibilità di agganciare i satelliti e lo stesso drone non dà l’autorizzazione al decollo. Colpisce la limpidezza di queste acque, che scorrono in profondi canyon tra piccoli bacini limpidissimi e rapide tumultuose; anche per questo motivo spuntano da ogni angolo appassionati di canoa e kayak, zuppi e coloratissimi. Sono numerosi gli alpeggi e le frazioni, alcune così impervie o isolate da essere raggiungibili solo tramite sentieri, teleferiche o addirittura ponti sospesi!




La strada sale ripida fino a Rimella e ancora più ripida fino alla frazione San Gottardo, dove finisce del tutto. Nel tratto tra Villa Superiore e la cima il paesaggio si spalanca sulle montagne circostanti e ci si trova catapultati in uno scenario totalmente diverso da quello percorso per arrivare fin lì. Non resta che girare la moto e puntare il becco verso valle, in direzione della meta vera e propria.


All’altezza di Balmuccia si imbocca la SP10 in direzione di Carcoforo, ma ancor prima di iniziare la salita si inizia a sentire odore di pioggia nell’aria e bastano pochi minuti per dover ricorrere alla tuta impermeabile, mentre un fronte di acqua scende dalle montagne. Poco male, di queste zone ricordavo chiaramente la tendenza ad avere un meteo instabile, ma quello che non ricordavo affatto era quanto fosse divertente la strada! Personalmente amo guidare sotto la pioggia e se mi trovo su una bella strada mista va ancora meglio, così in un attimo si raggiunge il lago di Rimasco, un bacino artificiale dove le montagne circostanti si possono specchiare nelle acque limpide…quantomeno nei giorni di sole.


La salita prosegue sinuosa in totale assenza di traffico e con le cime innevate del Palone del Badile e delle vette attigue, che imponenti chiudono la vallata in tutte le direzioni. Carcoforo mi accoglie con una tanto inaspettata quanto breve nevicata, che per una decina di minuti fa volteggiare nell’aria candidi fiocchi di neve prima che il vento lasci spazio a scorci di cielo azzurro. Il rifugio Alpenrose è ancora al suo posto dopo tanti anni, proprio come lo ricordavo e approfitto della veranda coperta per scambiare qualche parola con un paio di altri motoavventurieri solitari giunti fin quassù.




L’area picnic fuori paese è perfetta per prendersi una pausa mentre l’antipioggia si asciuga, immersi nella pace e coccolati dal rumore del torrente. Oltre ai tavoli sono presenti anche alcune griglie per fare il barbecue…magari la prossima volta.


Il rientro vede il tragitto del mattino, seppur mitigato da un meteo complessivamente migliore e che mi ha permesso di apprezzare maggiormente gli scorci sul lago d’Orta e le bellissime curve del passo della Colma. In alternativa si può seguire il tragitto della SP299 che tira dritta verso Sud fino a Serravalle e da cui si raggiunge facilmente la rete autostradale verso Biella, Novara e Milano. 

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