Val Trebbia, Val Tidone e dintorni a caso in autunno

07.11.20 03:37 AM Commenti Di Lorenzo

Era una solitaria domenica di fine autunno, una di quelle dove già si respirava aria di lockdown e che quindi vuoi usare al meglio. Ma è anche un periodo complicato emotivamente, un po' di casini su vari fronti personali attanagliano mente e corpo. Si tratta precisamente di quel tipo di giornata in cui l'unica cura possibile è una lunga girata solitaria in moto, anche perchè ho appena montato le nuove borse LOMO DryBag e non vedo l'ora di provarle. Il casello di Gallarate mi accoglie con un bel muro di nebbia, che tende a peggiorare mano a mano che mi sposto verso Sud prima lungo la A8 e poi lungo la Tangenziale Ovest in direzione Piacenza, punto di attacco del mio itinerario. Questa volta ho messo giù una traccia di base, ma con l'idea di scorrazzare serenamente lungo le colline senza un percorso esatto, lasciandomi trasportare dal naso, dagli spunti fotografici e dalla bellezza dei luoghi nella loro veste autunnale. 



Passato Castel San Giovanni  inizio ad inerpicarmi per la Val Tidone verso Pianello, approfittando delle numerose deviazioni che si diramano dalla SP412R attraverso le colline circostanti dove i vigneti danno spettacolo con colori che variano dal giallo intenso al rosso fuoco. Proprio dalle parti di Casa Mossi mi fermo in mezzo ai campi arati di fresco per preparare drone e macchina fotografica e scoprendo con ESTREMO DISAPPUNTO che...ho lasciato a casa tutte e due le schede SD della Alpha 7 e pure la scheda di backup.

Ma il contesto è talmente bucolico che non riesco nemmeno ad arrabbiarmi, seppur con un filo di astio visti i colori pazzeschi che la Natura esprime in questo periodo dell'anno. 



Dopo qualche chilometro tra i vigneti vengo colpito da una deviazione pazzesca sullo schermo del Garmin, una strada che sale tipo Stelvio lungo il fianco di una collina sulla destra e nel giro di pochi istanti mi trovo a grattare le pedane lungo questa stradina pazzesca che porta a Ca' Vannone, piccola frazione situata sul cucuzzolo di uno di questi "panettoni" naturali, con una vista bellissima a 360 gradi, anche in direzione del lago di Trebecco. 

Immancabile la tappa alla imponente Diga Molato, la cui architettura mi ha parecchio colpito: frontalmente pare una palazzina, ma nella sua parte posteriore si mostra come una imponente opera di ingegneria con un tocco di artistico che dal davanti non ti aspetteresti davvero ed è in casi come questi che ringrazio di avere dietro il drone. 



Ormai sono le 12.30 e ho accumulato qualcosa come due ore di ritardo sul mio piano iniziale, considerato che le giornate praticamente finiscono alle 17.00 in termini di luce. Poco male, non c'è assolutamente traffico e ne approfitto per farmi a manetta i chilometri che mi separano dalla cima del Penice. 

Detto tra noi, salire da questo lato è una goduria pazzesca, sicuramente non per chi abbia moto sportive, ma con un mezzo come il Tiger è praticamente un parco giochi tra il paesaggio, i colori autunnali e la strada scassata quel tanto che basta per rischiare di sdraiarsi ad ogni curva per via del brecciolino, delle buche o delle foglie umide...mi sono divertito come un bambino.

Penice e Brallo da scoprire
Sono stato al passo del Penice una quindicina di volte da quando ho la moto, ma solo domenica ho scoperto che il monte Penice ha anche una cima! Di solito siamo troppo di fretta o sono in compagnia di colleghi che non apprezzano le deviazioni, quindi si fa pausa al parcheggio e poi si scollina, ma questa volta no, voglio vedere dove porta quella stradina che svolta a sinistra scendendo verso Bobbio.

Con immenso piacere mi trovo dopo poche centinaia di metri immerso in un fitto bosco, che mano a mano si apre sempre più fino ai pascoli che tappezzano il cucuzzolo del monte. In cima è presente un santuario molto bello, con una balconata che permette una visione praticamente dalle Alpi al Mar Ligure senza interruzioni e le nuvole di vapore acqueo che corrono da Sud a Nord rendono tutto quantomeno fiabesco. Ovviamente non ho foto perchè il telefono non era assolutamente in grado di catturare uno scenario del genere. 



Se doveste andare a girare al Penice, non fermatevi al piazzale, che detto tra noi è pure squallido. L'indicatore della riserva con autonomia residua 45 Km suggerisce di scendere a Bobbio per un rabbocco e un panino in piazzetta, dove solo una decina di moto trovano posto, rispetto alle decine e decine che normalmente popolano il borgo nei weekend. Il Tiger borsato e infangato fa la sua sporca figura, mentre il tre cilindri non più assetato mi spinge di nuovo verso la cima del monte, con una goduria di guida che in piena stagione difficilmente si può raggiungere per via del traffico di auto e moto, oggi assente. 

Qualche Km dopo lo scollino, un paio di cartelli arruginiti sulla sinistra indicano la salita al Brallo, lungo una stradina tanto divertente quanto sfondata (quindi ancora più divertente) che si srotola per una decina di chilometri in posti pazzeschi fino al passo, che in realtà è un anonimo rettilineo in mezzo al bosco. 

Classica situazione in cui l'itinerario è meglio della destinazione. Da qui non resta che rientrare da Varzi verso Voghera e l'imbocco della A7 che, tra banchi di nebbia e umdità surreale riporta verso quel disagio che è Milano e poi, finalmente fino a casa nelle mie belle Prealpi.

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