Quattro passi in Svizzera: letteralmente

05.02.21 09:10 PM Commenti Di Lorenzo

Estratto dell'articolo completo
​pubblicato su RoadBook n. 20

Ho soprannominato questo itinerario “il quadrilatero”, perchè concatena quattro passi svizzeri sopra i duemila metri, in una forma che ricorda appunto un quadrato. Certo l’orografia delle Alpi rende tutto un filo più complesso di così, ma lasciamo correre la fantasia.


Il punto di attacco è il ben noto passo del San Gottardo, situato in canton URI collega da Nord a Sud le valli della Reuss e Leventina ed è raggiungibile tramite due strade, quella di nuova costruzione e quella antica anche nota come “tremola”. Il nome deriva dal fatto che il fondo è in pavè, perfettamente conservato e sapientemente mantenuto in modo da essere percorribile con qualsiasi veicolo a motore e non.  Naturalmente il consiglio è di ignorare i viadotti contemporanei e scalare il Gottardo dalla via antica, che permette anche di godersi una magnifica vista del passo che si avvicina tornante dopo tornante.




In cima tira sempre un gran vento, sono anni che bazzico queste zone e del Gottardo ricordo sempre questa caratteristica. Pur essendo un assolato weekend di luglio, l’aria è frizzante al punto da doversi coprire più di quanto la stagione non suggerisca. I due laghetti cristallini accolgono i viandanti, così come l’albergo omonimo, il Museo Nazionale del San Gottardo e il chiosco dei bratwurstel, che da anni griglia salamelle dalla mattina alla sera. Possiamo dirlo con certezza, perchè alla sera siamo ripassati di lì e ancora c’erano le salsicce a sfrigolare sulla piastra.


L’itinerario prosegue dritto verso Nord costeggiando Andermatt e passando vicino al Ponte del Diavolo, una costruzione architettonica piuttosto ardita per il tempo, che collega la valle del Reuss a quella Urseren. All’altezza di Wassen si vira decisi a Ovest, svoltando a sinistra in centro paese poco dopo il distributore, in direzione del Sustenpass. La vallata è lunghissima ed a tratti ricorda la salita al Col de l’Iseran, con la strada che sale in quota e rimane visibile per chilometri davanti agli occhi, mentre tre imponenti cime piramidali chiudono al valle sul lato sinistro in direzione del Sustenhorn, proteggendo anche il nevaio sottostante.




Il Sustenpass collega il Canton Uri con il Canton Berna ed è situato a 2224 metri sul livello del mare e il consiglio che posso darvi è di non fermarsi al parcheggio dopo la galleria di valico, ma di salire al rifugio qualche decina di metri sulla sinistra. Da qui si apre una stupenda vista sulla vallata e parte una strada sterrata che porta ad un punto panoramico di rara bellezza, purtroppo visitabile solo in piena estate, dato che cumuli di neve ancora ostacolano l’accesso in moto. 


La discesa a valle è piuttosto lunga e porta a Innertkirchen dove l’itinerario volge verso Sud riportandoci sulla via del confine, non prima di aver scalato e ammirato l’imponenza del paesaggio nella zona del Grimselpass. Colpisce la presenza di ben quattro bacini idrici con i rispettivi sbarramenti, ma indubbiamente quello di maggior impatto è il Grimselesee che si estende lungo e grigio (per via del colore delle acque di scongelamento) e stretto a fondovalle, circondando il Grimsel Hospiz che, a sua volta, sovrasta il secondo bacino più a valle. Altri due bacini minori, il Gelmersee e il Totensee accompagnano i viaggiatori attraverso un paesaggio che è veramente difficile da contenere in uno scatto (ho provato anche col drone) o descrivere adeguatamente a parole per la sua maestosità.




La strada che scende verso il Vallese è una icona di queste Alpi, con il suo disegno a piramide rovesciata che porta verso il Furkapass e gli ampi tornanti a stacco sulla vallata. Il sole sta iniziando a calare dietro le cime più alte e anche il traffico di rientro non scherza, tanto da costringere a percorrere alcuni tratti addirittura in coda.


La salita al Furka non ha nulla da invidiare a luoghi ben più blasonati. Il Belvedere è già chiaramente visibile mentre si scende dal Grimsel e vale la pena farci una pausa con relativa passeggiata verso il ghiacciaio Rhonegletscher, in questo caso addirittura illuminato dai raggi del sole al tramonto.

L’aria si è fatta quasi fredda e l’orario suggerisce di aumentare il passo per rientrare, dato che ancora dobbiamo valicare le Alpi di confine transitando di nuovo per il passo del San Gottardo. In questo senso la “tremola” è aperta e la quasi totale mancanza di traffico permette di godersi appieno la salita, con un colpo d’occhio privilegiato sul parco eolico e i relativi, imponenti, macchinari utilizzati per l’innalzamento delle torri.



Il profumo di salsiccia ci accoglie in cima e ci dà la carica prima di tuffarci di nuovo verso la vallata di Airolo, ormai avvolta nelle ombre della sera, ma non per questo meno affascinante. Troviamo qualche turista che sta addirittura montando le tende lungo la tremola, per passare lì la notte, oltre a parecchi motociclisti che approfittano della calma di queste ore serali per salire al passo in tutta tranquillità.


Ci lasciamo alle spalle questo stupendo angolo di Svizzera con ancora qualche spiffero sotto la giacca estiva e la consapevolezza che, per massimizzare il piacere di guida sia meglio percorrere l’anello in senso antiorario.

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