Maniva, Crocedomini, cazzi, mazzi e sterrati vari

24.07.20 06:30 PM Commenti Di Lorenzo

Ce l'ho fatta. Dopo anni di tentennamenti sono andato a fare sto benedetto giro del Maniva-Crocedomini e compagnia bella. Dopo aver consultato diciotto mappe, tredici amici (in particolare grazie a @pierontour e @marcomanzoni) e due camosci residenti in zona, sono riuscito a mettere insieme un itinerario apparentemente sensato. L'idea era comunque stata di Paolo (@2wheels1couple) quindi onore al merito di avermi coinvolto nel giro. Il trasferimento da Varese ad Anfo è semplicemente mortale. Pur partendo poco dopo le otto riusciamo ad arrivare al bivio per il Maniva-Baremone che è quasi mezzogiorno e per fortuna avevamo la traccia GPS perchè altrimenti è un attimo toppare la deviazione. Tra l'altro è già il terzo motociclista che troviamo per terra, quindi non esattamente una giornata iniziata sotto i migliori auspici. Si sale per questa tipo mulattiera asfaltata fino ad un rifugio che anticipa l'attacco del Baremone, reso famoso da Instagram per la sua strada semi-asfalto-sterrato-boh a stacco su una vallata tanto ripida quanto verdeggiante. Alcune gallerie non illuminate fanno da contesto ad una sterrata tutto sommato facile e pianeggiante che porta in pochissimo tempo al Giogo del Maniva, dove turisti di ogni sorta affollano il parcheggio.
  

Una caratteristica di queste zone è la perenne presenza di nuvoloni neri e minacciosi, accompagnati da nebbia fitta e grandi banchi di vapore acqueo.




Da qui si sale via asfalto per diversi chilometri, costeggiando la montagna e girandole intorno, fino a raggiungere la base NATO abbandonata, facilmente individuabile vista la presenza di due gigantesche antenne circolari. Purtroppo l'accesso è chiuso quindi tocca a fare base al parcheggio e lasciar fare il lavoro sporco al piccolo Mavic, che in pochi istanti ci porta a volteggiare sopra l'imponente struttura. 

Qualche chilometro prima della base, sulla sinistra, si vede un laghetto con un'acqua limpida e verde smeraldo raggiunto da una mulattiera tanto affascinante quanto ripida. Basta uno squardo di intesa da sotto le visiere e in pochi istanti ci troviamo con le GoPro accese a scorrazzare per gli sterrati circostanti, fino giù al lago. Pure qui ci troviamo la porta chiusa sul muso e anche in questo caso affidiamo il lavoro di reportage al drone. Superata la caserma si prosegue lungo la strada che, di punto in bianco, diventa sterrata. 

Uno sterrato facile con fondo compatto e percorso da tante, troppe, automobili non adeguate a questo fondo e soprattutto guidate da gente il cui livello di capacità alla guida può essere al massimo adeguato al parcheggio di un supermercato. Ne approfittiamo per fare qualche altra foto, tra un'auto e l'altra prima di ritornare su asfalto, bianchi di polvere e tutto sommato soddisfatti, ma con ancora un po' di languorino da offroad.
 

Scendendo di nuovo verso il lago d'Idro, qualche chilometro dopo il passo, si intravede una lunga mulattiera che si inerpica sulla montagna, praticamente un segno del destino!




Anche qui basta un cenno con Paolo per intrufolarsi lungo i pascoli, tra gli sguardi dei trekker pieni di disappunto. Ma siamo ragazzi rispettosi e l'andatura è più che blanda, con un filo di gas e sollevando pochissima polvere, speriamo sia stato sufficiente a non farsi odiare. Dopo circa un chilometro la situazione si fa più aspra, con sassi smossi e pietre di grosse dimensioni che rendono la guida abbastanza tecnica, visto e considerato che ho anche le borse laterali montate. 

Ma il Tiger come al solito mi scarrozza senza fare una piega e solo un ulteriore peggioramento del fondo del sentiero ci fa desistere dal raggiungere qualsiasi cosa ci fosse in cima. Da qui non resta che tornare su asfalto e riprendere la strada asfaltata che ci riporterà in vista del lago, lungo un tracciato estremamente sfizioso dal punto di vista della guida stradale ma che è meglio fare in salita per goderselo appieno. Nel complesso il giro non è male, diciamo che andrebbe fatto fuori stagione con meno traffico e magari arrivando con il carrello fino ad Anfo senza doversi sparare 400 chilometri di trasferimento.

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