Il Forte Jafferau e le discese impossibili

11.08.20 12:19 AM Commenti Di Lorenzo

Venerdì pomeriggio arriva uno di quei messaggi da prendere o lasciare: "Ciao Bedo, domani ci facciamo lo Jafferau?". (l'autore è Samuele aka @samuabj) Avevo sentito pareri contrastanti su quel posto, soprattutto dal punto di vista della difficoltà del tracciato, quindi ho preferito rifletterci un attimo. Il weekend successivo avrei dovuto essere in viaggio per l'Abruzzo e distruggere il Tiger non mi pareva esattamente un'idea geniale. Ma vabbè, lo spirito d'avventura ha preso il sopravvento e all'alba (letteralmente...) del sabato siamo in viaggio verso Susa.
  

Due ore abbondanti di trasferimento ci portano all'attacco del percorso, qualche chilometro sopra Exilles, dove il maestoso forte militare ci osserva austero illuminato dal primo sole del mattino.


All'inizio della sterrata ci fermiamo a montare le action cam e opto per una combo pettorina+maglia da cross al posto della giacca normale, scelta che si rivelerà fondamentale nell'arco della giornata. Prima o poi spero che Alpinestars inizi a sponsorizzarmi, ma questa è un'altra storia... 



La salita inizia attraversando boschi di abeti e pascoli, in un paesaggio luminoso e maestoso come pochi altri mi è capitato di attraversare. La sterrata è abbastanza facile, con fondo di terra morbida e pietre smosse che non mette in difficoltà, almeno il sottoscritto, a patto di avere una elettronica ben tarata, oppure spenta, fate voi. Samuele è già ingarellato e col Kappa fa strada sollevando nubi di polvere bianca visibile per chilometri, mentre il Tiger mi accompagna pacifico fino allo spiazzo di metà tracciato, dove ci vermiamo per la prima sosta. 

Da qui partono un paio di diramazioni, ma dopo una breve pausa e quattro chiacchiere con altri "addetti ai lavori" ripartiamo alla volta del forte. La galleria dei saraceni ci accoglie buia, fredda e piovosa esattamente come me l'avevano raccontata, ma è anche estremamente divertente da attraversare, tra sassi e pozzanghere. La prima delle costruzioni militari della zona, ormai diroccata, ci accoglie poco dopo, mentre la strada si apre e la vegetazione ad alto fusto si fa più rada salendo di quota. Il fondo rimane piuttosto compatto e di facile percorrenza, almeno fino all'altipiano che precede l'ultimo stacco al forte. 


 
Avvicinandosi alla base dell'ultima rampa, in cima al monte omonimo, la sensazione di maestosità è totale. Ci si trova piccoli piccoli, immersi nella polvere di chi ci precede, a guidare con il naso all'insù verso il forte, che si erge (almeno quel che ne rimane) sulla sommità della montagna. Anche qui una tappa è d'obbligo alla struttura militare che si incontra sulla destra, dove ancora sono visibili le stalle e sulle volte delle porte si vedono, intagliati nella pietra, i fregi dei corpi militari che qui hanno prestato servizio. 

L'ultima salita è piuttosto ripida e il fondo passa dal misto sabbia-pietre a un lastricato tipico delle strade militari, piuttosto sfondato e malmesso, ma che quandomeno offre parecchio grip essendo ancora ben ancorato a terra e non smosso. In una decina di minuti si arriva quindi allo spiazzo del forte, dove si viene investiti dalla magnificenza del paesaggio a 360 gradi. Il forte si trova a 2775 metri, ma per raggiungerlo c'è un ultimo stacchetto dove personalmente ho evitato di avventurarmi e solo pochi coraggiosi affrontano, possibilmente con moto più specialistiche delle nostre.
  

In casi come questi viene in aiuto il piccolo Mavic, che senza fare fatica regala scatti e video di tutto rispetto ad ogni angolo dell'antica costruzione.


L'idea più brillante della giornata è quella di scendere verso Bardonecchia dal lato degli impianti sciistici: praticamente delle piste in pietre smosse miste sabbia con pendenze fino al 25% (rilevate dalla telemetria Garmin) che hanno messo a dura prova menti, corpi e anche le mie barre paramtore. Diciamo che, a meno che siate degli smanettoni tassellati o che vi piaccia rischiare la moto, evitate di fare il giro da qui. Spero che nel video si intuisca il disagio che abbiamo vissuto. 




Forte di Jafferau dal drone Bardonecchia-Sommeiller è praticamente una passeggiata a questo punto, che conclude il giro con quasi due ore di relax nel prato del rifugio con vista cascate, mentre Samuele va a sfogarsi col K fino in cima al colle.

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TRACCIA SCARICABILE

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