I viaggiatori del tramonto

20.07.20 04:39 AM Commenti Di Lorenzo

La mia prima moto “vera” dopo cinquantino e 125 è stata la Dorsoduro. Era il 2010 e sin da allora il mio modo di viaggiare è stato caratterizzato da lunghe percorrenze e rientri a casa sempre in orari tardi, come se tornare prima di cena fosse sintomo di una giornata mezza buttata. Che si trattasse di sparate domenicali o di viaggi di più giorni, ogni tappa che si rispetti si deve concludere con l’arrivo al tramonto, in funzione naturalmente della stagione in cui ci si trovi. 

Questo è un dettaglio che a volte mi frega, quando organizzo giri tarati sulle giornate estive, ma poi mi rendo conto che siamo a ottobre…vi assicuro che è successo. Ho sempre notato una differenza netta, in termini quantitativi, tra i motociclisti che si incontrano al pomeriggio e quelli incrociati in tarda serata. Come se ci fosse una sorta di spartiacque temporale, un coprifuoco quasi, che separi i motociclisti “normali” dai viaggiatori e non è un discorso di tipologia di moto, ma di stile di vita su due ruote. Penso che ci sia una sorta di connessione intima con la moto e con il concetto stesso di viaggio nel tornare alla base in quella specifica fascia oraria, in termini fotografici ci si muove tra la “golder hour” e la “blue hour” che magari dicono qualcosa agli addetti ai lavori. 

Sarà per la magia della luce del tramonto, delle temperature che si abbassano in combinazione con la diminuzione del traffico…
 

non lo so, ma comunque c’è “qualcosa” che lega coloro che si incontrano di rientro


Probabilmente è una riflessione un po’ banale e inevitabilmente alimentata da un filo di orgoglio personale, ma penso che ci sia un fondo di verità. Sono anni che ci faccio caso ma mai avevo formalizzato la cosa per iscritto: sia messo a verbale che da quest’oggi la categoria di motociclisti che rincasano con il calare del sole verranno nominati “I viaggiatori del Tramonto”.
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