Appennino tosco-emiliano in autunno: i colori della natura

01.05.20 07:31 PM Commenti Di Lorenzo

Ero certo di aver già pubblicato articolo e gallery relativi al viaggetto fatto lo scorso ottobre in Appennino. Poi mi sono reso conto che, in realtà, non l'avevo nemmeno scritto! Quindi eccoci qui, durante questo lockdown che pare infinito e con davanti a noi un incerto futuro, a ripercorrere in parole quell'esperienza. Il viaggio è nato da un'idea congiunta tra me e Marco, a distanza di qualche mese dal viaggio in Valle d'Aosta, la cui testimonianza potete trovare su RoadBook numero 17 in edicola. 



Ero da poco uscito da una lunga relazione e il misto di solitudine e dolore costituiva il rumore di fondo delle mie giornate; devo molto a Marco per avermi convinto a fare questo viaggio, perchè chi è motociclista dentro sa bene che non c'è modo migliore di svagarsi, che una abbuffata di curve e bellissimi paesaggi. Eccoci quindi all'imbocco dell'autostrada A8 direzione Bologna.Quello che ci aspetta non è un viaggio esplorativo, perchè visiteremo zone che conosco quasi come le mie tasche. Ma la vera novità percorrere queste strade in autunno, qui sta la vera magia. Per chi non ci fosse mai stato, l'Appennino nel triangolo tra Reggio Emilia, La Spezia e Bologna è un misto di strade pazzesche, paesaggi bucolici e colori incredibili in ogni periodo dell'anno. 

Percorrere le faggete dell'Abetone e del Cerreto in primavera, quando le foglie di faggio sbocciano è qualcosa di semplicemente...maestoso. Tutto diventa verde fluorescente, sembra di guidare indossando degli occhiali polarizzati, ma i colori rimangono anche dopo aver sollevato la visiera. Ecco, l'autunno mi ha stupito allo stesso modo, con giornate limpidissime che valorizzano i colori sgargianti dell'autunno e improvvise e fitte nebbie che ti fanno sentire come se guidassi letteralmente tra le nuvole. 

Dalla pianura alle alture

Ormai la tratta Varese-Reggio Emilia potrei farla bendato. Vengo a girare in questi posti da oltre dieci anni e amo profondamente questo pezzo di Italia, anche perchè parte delle mie origini sono qui. Partiamo nel pomeriggio, con l'idea di arrivare a Reggio per l'aperitivo e poi salire a Minozzo all'albergo-ristorante I Due Pini, la mia base tattica preferita in questa zona e dove ormai posso dire di sentirmi a casa. Arriviamo che è già buio, tanto buio. 



Ragionavamo ancora con gli orari dei giri estivi, ma nonostante i 22 gradi è ottobre inoltrato e le giornate si sono accorciate non poco. Ma non c'è problema, amo guidare in questi posti anche al buio, guiderei anche sotto la neve se capitasse l'occasione. Una volta piazzate le moto al coperto e dopo una bella doccia, la cucina del ristorante rifocilla le membra affaticate con i migliori piatti della cucina tipica. Se volete mangiare dei tortelli da paura, prendete la moto e venite qui.

Il maxigiro 

Questi weekend li organizzo in tre passaggi: l'arrivo diretto il venerdì per ottimizzare i tempi, la maxi tappa del sabato per fare più km possibili e il rientro creativo che mixa rientro a casa con belle strade. Oggi si fa la maxi, che prevede un anello a scendere da Minozzo verso la Garfagnana passando dal passo delle Radici, giù fino a Marina di Massa dopo una doverosa deviazione offoroad nei bacini marmiferi di Carrara. Aperitivo sul mare e poi rientro da Ovest-Nord Ovest lungo il corso del Serchio e costeggiando il Ponte del Diavolo, risalendo poi a Nord verso l'Abetone dove arriviamo che è ormai quasi il tramonto. A Marina di Massa ci sono praticamente cresciuto, passandoci qualcosa come una dozzina di estati. Con un po' di impegno posso ricordare ogni via e ogni negozio, quindi è una grandissima emozione arrivarci in un pomeriggio d'autunno, a cavallo di una maxienduro e dopo quasi quindici anni dall'ultima volta. 



Altrettanto emozionante è scorrazzare per le sterrate dei bacini marmiferi, a patto di sapere quando fermarsi, perchè alcune tratte sono piuttosto...scoscese e poco addatte a certe tipologie di gomma...diciamo. Scopro con immenso piacere che l'Abetone fatto da Sud regala emozioni decisamente superiori a quelle dell'altro versante e qui tocca a riconoscere la superiorità della MT09 di Marco, che guizza rapida tra i curvoni del passo, fino alle faggete della cima. In cima ci sono 12 gradi e un filo di nebbia, mentre un paio d'ore prima eravamo in maglietta sulla spiaggia... Il problema delle giornate brevi ci coglie a metà strada tra l'Abetone e il Cento Croci, dove arriviamo che è praticamente buio. E chi bazzica da ste parti sa bene che non sono esattamente stradine fantastiche da fare di notte, tra l'altro con una temperatura che crolla velocemente sotto i dieci gradi. Il GPS ci salva la vita portandoci diretti, sani e salvi all'albergo, pronti per una bella doccia seguita da una cena rifocillante. 

La parte brutta: il rientro

Decidiamo di rientrare in modo creativo, attraverso uno dei miei passi preferiti in assoluto: il Cerreto. Percorrere la SS63 in autunno è qualcosa che chiunque dovrebbe provare almeno una volta, soprattutto in moto, dove si può unire il piacere dei paesaggi con il brivido di curve che potrebbero appagare anche i più smanettoni (le saponette di Marco ne sanno qualcosa...). Il cima il meteo non è dei migliori, ma non per la pioggia: il Cerreto è un valico di passaggio delle correnti atmosferiche dal Tirreno all'Appennino, praticamente il paradiso di qualsiasi videomaker o appassionato di time-lapse. Dopo una lunga e piacevole chiacchierata con il titolare del rifugio (fateci un salto, ne vale la pena) al passo scendiamo verso Ovest in direzione Aulla, nell'ottica di riprendere la Cisa poco più a Nord. 



Avevo grandi speranze per questo tratto, a livello fotografico si intende. Ma una fitta coltre di nuvole basse uccide qualsiasi velleità fotografica e non ci rimane altro da fare che goderci metro per metro il nastro di asfalto che ci riaccompagna fino all'ingresso dell'autostrada a Parma. Da qui a casa sappiamo come funziona, cruise control e via, almeno fino a Sud Milano, dove le tangenziali ci fanno ritornare brutalmente alla realtà, con lunghe code, clacson e aria pesante. Ci salutiamo all'uscita dell'Autostrada di varese, contenti come due bambini, stanchi ma ricaricati da un viaggetto tanto semplice quanto ricco di emozioni.

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TRACCIA

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