Goditi il viaggio
Perchè non sai dove ti porterà

Ogni volta che percorro la A26 tra Vercelli e Alessandria, guardo le mille strade sterrate a destra e a sinistra, tra campi e pioppeti e mi ripeto dentro il casco che dovrei andare ad esplorarle.

In un weekend dove chiunque abbia una montagna vicina è andato a far foto nella neve, io ho deciso di spingermia Sud-Ovest per esplorare filamente questi itinerari così a lungo desiderati. Ho buttato giù una traccia di base sul Garmin giusto per non perdermi tra le risaie e caricato le borse con acqua e viveri. Vista la situazione del coronavirus, l’idea era quella di minimizzare i contatti umani.

Il tragitto da Varese all’uscita di Vercelli è noioso come solo la A26 sa essere, ma questa volta sapevo che avrei finalmente esplorato quelle tanto desiderate strade bianche.

L’approccio allo sterrato arriva dalle parti di Arsigliano Vercellese, dove larghe strade bianche inframmezzate da pozzanghere tagliano i campi in tutte le direzioni. La comodità del Garmin è che permette di tenere sott’occhio la traccia anche mentre girovaghi a caso, ed è un attimo perdersi tra le risaie sguazzando con il Tiger nelle pozzanghere. Solo un paio di tratti fangosi riescono a mettere in crisi le Anakee, non proprio adatte a quel genere di fondo. La giornata è talmente limpida che l’intera catena del Monte Rosa domina l’orizzonte praticamente a perdita d’occhio.

Si prosegue in direzione Ronsecco, dove approfitto del santuario della Madonna del Viri Veri per una pausa fotografica e alimentare, visto l’orario. Da qui riprende il tragitto sterrato verso il Principato di Lucedio – un complesso abbaziale che deve le sue origini ai monaci Cistercensi – passando per la Tenuta Darola e il Cimitero abbadonato della tenuta stessa.

Il trasferimento fino a Crescentino mi porta dall’altro lato del Grande Fiume, ridotto alla portata di un torrente per la scarsità di pioggia e neve. Lascio l’orizzonte innevato alle spalle per dirigermi verso i colli del Monferrato a Sud, lungo la SP33 che regala interessanti sequenze di curve e tornanti, inframmezzate da deviazioni off lungo le numerose srade bianche che si trovano in queste zone. L’abbazia di Vezzolano merita una visita, seppur vista la chiusura forzata per via del virus dilagante, ma si prospetta come un’oasi di pace per pic-nic primaverili e passeggiate nella natura.

Superate un altro paio di deviazioni offroad è il momento di puntare verso la basilica di Don Bosto. L’imponente complesso religioso domina la collina ed è visibile già da lontano: avendo un passato nelle scuole salesiane conosco bene questo luogo, pur non tornandoci da oltre 15 anni ed è strano arrivarci oggi, da adulto e in sella ad una maxienduro piena di fango.

La via del rientro passa per Bagnasco, Viale e Montemagno fino a riportarmi all’imbocco dell’autostrada a Casale. Solo nei dintorni di Montechiaro d’Asti mi concedo un’ultima deviazione, al tramonto, alla chiesa dei santi Nazario e Celso a cui si arriva da una ripida sterrata trovata quasi per caso. Da qui si domina la vista sulle colline circostanti e l’aria del tardo pomeriggio regala un impagabile senso di pace, prima di puntare di nuovo il becco del Tiger verso la A26.

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