Goditi il viaggio
Perchè non sai dove ti porterà

Domenica sono andato a fare un giro in moto e fin qui nulla di speciale. Ho fatto un giro non particolarmente diverso dal solito, anzi che già conoscevo pur non essendo non uno dei miei preferiti: Alessandria Sud, Acqui Terme, Ovada e poi Faiallo fino a salutare il mare sulla spiaggia di Voltri e ritorno.

Ma questa volta è stato diverso, è stata una giornata tutta diversa. Prima di tutto perché dopo una lunga serie di telefonate e Whatsapp, mi son ritrovato da solo e poi perché è stato il primo giro in moto, dopo la fine di una relazione che faceva parte della mia vita ormai da diversi anni.

Solitudine, moto e sentimenti accartocciati su loro stessi come le strade dell’Appennino, sono un mix piuttosto pericoloso: se poi ci aggiungete il mio spirito riflessivo, i primi accenni di colore dell’autunno sui monti e la luce calda del tardo pomeriggio sul mare, ne esce uno scenario degno di un romanzo.

Ma cosa c’entra il silenzio in tutto questo? Beh siamo abituati a vivere in un mondo iper connesso, saturo di informazioni che ci arrivano da tutte le parti e di rumori di ogni tipo, dal traffico cittadino alle notifiche degli smartphone e siamo sempre meno capaci di rimanere da soli, nel silenzio.

Certo sto generalizzando, ma penso di non descrivere uno scenario poi così lontano dalla realtà di molti.

Uno degli aspetti che ho sempre amato del viaggiare in moto è il silenzio mentale che provo quando guido, al di là dei rumori “ambientali” che ormai il mio cervello bypassa automaticamente. All’interno del casco si crea un universo parallelo, dove i pensieri fluiscono liberamente e senza sosta: dai problemi di lavoro, alle riflessioni sulla vita e le scelte di ogni giorno.

La combinazione più potente si ottiene quando guido in luoghi particolarmente evocativi e pacifici come il profondo dell’Appennino o i passi alpini, magari fuori stagione. Se non lo avete mai fatto provateci, quando arrivate in cima ad un passo, o in riva ad un lago o al mare: fermatevi cinque minuti sul bordo, senza smartphone, senza persone intorno ma solo voi, il paesaggio e il silenzio.

Ma il prezzo da pagare è alto. Stare da soli con sé stessi, senza persone intorno, senza social network da usare come scusa pur di non dover affrontare il silenzio dentro di noi è dura, maledettamente dura.

Durante il viaggio in solitaria, con i suoi 510 Km di autostrade e sequenze di curve appenniniche, ho capito che questo silenzio può anche essere curativo. Mettersi a confronto con il proprio IO, senza scuse, senza giustificazioni o pretesti ma solo con il dovere di essere sinceri verso sé stessi in un momento così difficile mi ha fatto paura, certo, ma mi ha anche dato maggiore consapevolezza.

Ringrazio il mio caro amico Roberto che ha inframmezzato tutta questa malinconia con una piacevolissima pausa caffè in quel di Voltri, dove – per dare per primo l’esempio – mi sono fermato dieci minuti da solo ed in silenzio in riva al mare.