Il Sempione è uno dei miei passi preferiti sulle Alpi Occidentali, sarà anche per il fatto che riesco a raggiungerlo in un paio d’ore al massimo. Questa volta gli obiettivi erano due: prendere il traghetto per evitare tutta la circumnavigazione del lago e raggiungere il passo dopo la prima nevicata del 2019.

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La Valle Maggia è un piccolo gioiello paesaggistico che si estende a Nord-Ovest rispetto a Locarno e, dopo alcune diramazioni, termina nel bacino dei laghi del Narèt. Si tratta di un complesso di dighe artificiali e relativi bacini idrici, paesaggisticamente molto impattante e che permette anche alcune facili deviazioni offroad.

Ero già stato lassù un paio di anni fa insieme al Pier (qui l’articolo su RoadBook) e mi aveva colpito l’intensissimo colore dei larici in autunno: la vallata diventa letteralmente arancione.

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Domenica sono andato a fare un giro in moto e fin qui nulla di speciale. Ho fatto un giro non particolarmente diverso dal solito, anzi che già conoscevo pur non essendo non uno dei miei preferiti: Alessandria Sud, Acqui Terme, Ovada e poi Faiallo fino a salutare il mare sulla spiaggia di Voltri e ritorno.

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La prima e unica volta che ho fatto i passo dello Spluga era il 2010 e avevo comprato la Dorsoduro da 3 giorni.

L’itinerario saliva dal San Bernardino, passando da Splugen e poi dal passo in questione, fino al bivio per Madesimo e la discesa verso il lago di Como. In generale ho dei ricordi abbastanza brutti, anche perchè pioveva e c’era un sacco di traffico.

Ma quando hai una domenica a rischio pioggia su tutto il Nord Italia e l’unica zona salva sembra essere quella, non resta che provare a tornarci.

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Questa estate ha fatto registrare picchi di caldo che rasentano il preoccupante e noi motociclisti abbiamo una tecnica perfetta per questi casi: andare a girare in moto in montagna.

Questa volta mi sono trovato in un dilemma non da poco, dovendo portare con me un amico ancora con il foglio rosa e che, quindi, non può ancora scollinare in Svizzera. Era da un po’ che volevo tornarci, ci ero stato la prima volta nel 2016 e così abbiamo deciso di tornare al Nivolet che, con i suoi oltre 2600 metri di quota avrebbe garantito un pochino di fresco.

Il limite principale di questo passo è che si tratta di uno di quei giri “solo andata”, non esattamente i miei preferiti.

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Il passo del San Gottardo può essere raggiunto tramite due strade. Quella nuova personalmente la reputo piuttosto noiosa e poco panoramica, mentre la “tremola” regala decisamente maggiori soddisfazioni.

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Quattro ruote muovono il corpo, due muovono l'anima.