Ogni volta che percorro la A26 tra Vercelli e Alessandria, guardo le mille strade sterrate a destra e a sinistra, tra campi e pioppeti e mi ripeto dentro il casco che dovrei andare ad esplorarle.

In un weekend dove chiunque abbia una montagna vicina è andato a far foto nella neve, io ho deciso di spingermia Sud-Ovest per esplorare filamente questi itinerari così a lungo desiderati. Ho buttato giù una traccia di base sul Garmin giusto per non perdermi tra le risaie e caricato le borse con acqua e viveri. Vista la situazione del coronavirus, l’idea era quella di minimizzare i contatti umani.

Il tragitto da Varese all’uscita di Vercelli è noioso come solo la A26 sa essere, ma questa volta sapevo che avrei finalmente esplorato quelle tanto desiderate strade bianche.

L’approccio allo sterrato arriva dalle parti di Arsigliano Vercellese, dove larghe strade bianche inframmezzate da pozzanghere tagliano i campi in tutte le direzioni. La comodità del Garmin è che permette di tenere sott’occhio la traccia anche mentre girovaghi a caso, ed è un attimo perdersi tra le risaie sguazzando con il Tiger nelle pozzanghere.

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Il periodo tra dicembre e febbraio, per quel che mi riguarda, è il peggiore dell’anno.

Non perchè sia il tipo di motociclista che stacca l’assicurazione, sia chiaro. Anzi il Tiger è sempre pronto a partire, poi le Anakee son pure M+S quindi chi mi ferma più. Il punto è che, nonostante il riscaldamento globale ci stia dando una mano in questo senso, oggettivamente sono periodi freddi e soprattutto (almeno dalle mie parti) con le strade piene di sale.

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Il Sempione è uno dei miei passi preferiti sulle Alpi Occidentali, sarà anche per il fatto che riesco a raggiungerlo in un paio d’ore al massimo. Questa volta gli obiettivi erano due: prendere il traghetto per evitare tutta la circumnavigazione del lago e raggiungere il passo dopo la prima nevicata del 2019.

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La Valle Maggia è un piccolo gioiello paesaggistico che si estende a Nord-Ovest rispetto a Locarno e, dopo alcune diramazioni, termina nel bacino dei laghi del Narèt. Si tratta di un complesso di dighe artificiali e relativi bacini idrici, paesaggisticamente molto impattante e che permette anche alcune facili deviazioni offroad.

Ero già stato lassù un paio di anni fa insieme al Pier (qui l’articolo su RoadBook) e mi aveva colpito l’intensissimo colore dei larici in autunno: la vallata diventa letteralmente arancione.

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Domenica sono andato a fare un giro in moto e fin qui nulla di speciale. Ho fatto un giro non particolarmente diverso dal solito, anzi che già conoscevo pur non essendo non uno dei miei preferiti: Alessandria Sud, Acqui Terme, Ovada e poi Faiallo fino a salutare il mare sulla spiaggia di Voltri e ritorno.

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La prima e unica volta che ho fatto i passo dello Spluga era il 2010 e avevo comprato la Dorsoduro da 3 giorni.

L’itinerario saliva dal San Bernardino, passando da Splugen e poi dal passo in questione, fino al bivio per Madesimo e la discesa verso il lago di Como. In generale ho dei ricordi abbastanza brutti, anche perchè pioveva e c’era un sacco di traffico.

Ma quando hai una domenica a rischio pioggia su tutto il Nord Italia e l’unica zona salva sembra essere quella, non resta che provare a tornarci.

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Quattro ruote muovono il corpo, due muovono l'anima.