Poche parole
Tante fotografie
In un mondo ormai invaso da contenuti visivi spesso mediocri, su BMT le immagini sono al primo posto.
Come per ogni viaggio che si rispetti, anche questa avventura sarà probabilmente costellata di intoppi e cambi di percorso, ma del resto...sono pur sempre un motociclista.

A prescindere dalla moto che guidate, ogni inizio stagione corrisponde puntualmente alla paranoia da gomme nuove. Quando avevo moto sportive il compromesso era tra durata chilometrica e tenuta in piega, equilibrio secondo me magistralmente raggiunto con le Dunlop RoadSmart III a cui sono giunto dopo due treni di SportSmart e RoadSmart II. 

Con le maxienduro è anche peggio, oltre a durata chilometrica e tenuta in piega, bisogna mettere in conto la tolleranza all’offroad, quindi figuratevi che casino venirne a capo. Da una parte ci sono le gomme 90-10, che tollerano poco più che le strade bianche e sono ottime su asfalto, poi si passa alle 70-30 tipo le varie TKC/Karoo e compagnia che però a chilometri son messe piuttosto male.

Così quelli della Michelin hanno tirato fuori dal cilindro ste benedette Anakee Adventure.

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Era da un po’ che avevo in ballo questo giro, tipo due anni e rotti. Avevo letto da qualche parte di questa “strada panoramica delle Langhe” e facendo alcune ricerche ho trovato degli itinerari abbastanza coerenti tra di loro. Ma, per citare una grande perla da Pirati dei Caraibi, diciamo che “si tratta più che altro di una traccia”, da cui sono partito sfruttando i waypoint principali ma collegandoli tra di loro in modo più…creativo.

A grandi linee bisogna comunque arrivare ad Asti in autostrada e poi scendere sempre in autostrada fino a poco prima di Alba: qui inizia la parte divertente.

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Lo scorso novembre si è consumato il decimo anniversario della mia partecipazione ad EICMA, anche se da tre anni a questa parte ho la fortuna di andarci con un ingresso stampa nei giorni in cui è ancora chiusa al pubblico.

Si tratta di un appuntamento a cui tengo molto, che ormai fa parte della mia routine annuale e da cui ogni anno porto a casa qualche scatto niente male. Di solito quelli migliori sono quelli in cui non sto fotografando delle moto, guarda caso.

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La ripartenza da Cagli ha quel tipico sapore del rientro a malavoglia, ma questi giorni sono volati e bisogna tornare a casa. Il roadbook prevede un giro piuttosto interessante, partendo dalle spettacolari gole del Furlo (fateci un giro, merita), per risalire verso Nord in direzione del passo della Futa.

Ma come spesso accade, gli imprevisti sono dietro l’angolo e la Ducati del gruppo decide di lasciare un paio di bulloni per strada a scendere dal passo di Croce ai Mori.

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Scendendo verso Sud l’aria si è rinfrescata, ma il richiamo della piscina immersa negli ulivi e nel sole del mattino è troppo forte: al diavolo il roadbook, facciamoci un tuffo!

Legare i bagagli sulle moto ha sempre quel misto di felicità per la partenza e dispiacere per dover lasciare un posto dove si è stati bene, ma oggi dobbiamo doppiare il nostro Capo di Buona Speranza ed iniziare la risalita verso terre settentrionali. La superstrada ci porta verso Norcia, prima a due corsie e poi lungo le belle provinciali appenniniche che tanto piacciono a noi motociclisti.  Passiamo Borgo Cerreto e scendiamo verso Norcia, dove ancora sono profondamente visibili i segni del sisma, segni che ci accompagneranno di lì per molti Km a cavallo tra Umbia e Marche.

La salita a Castelluccio è tanto bella da guidare, quanto spettacolare dal punto di vista paesaggistico, a mio parere su entrambi i fronti.

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La mattina del secondo giorno non inizia tanto diversamente dalla precedente, sono le 8.15 e ci sono 29 gradi a San Gimignano.

Due foto di rito con le colline sullo sfondo, una colazione al volo non ricordo nemmeno dove e poi via verso Sud ad attraversare la Val d’Orcia in tutta la sua splendente bellezza. Ad un certo punto la strada si fa sterrata, prima per qualche decina di metri e poi per diversi chilometri: siamo finiti sul tracciato dell’Eroica tra Buonconvento e Montalcino in mezzo a colline che sembrano dipinte.

Non tutti i componenti del gruppo ne sono felici, ma il bello della maxienduro è che il divertimento continua anche se l’asfalto finisce.

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