Ho iniziato ad andare al Salone di Milano nel 2008 e, se la memoria non mi inganna, a quei tempi giravo con l’Husqvarna 125 da supermotard.

Ai tempi ero solo un ragazzino che ancora nemmeno masticava di fotografia, c’era solo una passione smisurata per le due ruote unita ad un oggettivo interesse per le belle ragazze che storicamente popolano le moto di cui sopra. Ma gli anni passano e la mia visione del motociclismo è radicalmente cambiata, seppur alimentata sempre dalla stessa bruciante passione di allora. Da allora ho cambiato moto, stile di guida e compagni di viaggio ma l’anima che muove tutto questo è ancora la stessa…con la differenza che nel frattempo mi sono dotato di attrezzatura fotografica di un certo livello.

Da qualche anno ho la fortuna di poter accedere con accredito stampa, anche se il 2019 è stato un anno un po’ particolare. La prima richiesta, effettuata utilizzando le credenziali degli anni scorsi, è stata rifiutata per motivi non ben definiti e devo ammettere di esserci rimasto male. Tuttavia è stata l’occasione giusta per rifare la richiesta, questa volta direttamente come Bedo’s Mototour!

Questo secondo tentativo è andato a buon fine e devo ammettere che è stato un bel traguardo personale.

Il martedì penso sia la giornata migliore per partecipare, dato che vengono presentate in anteprima tantissime nuove moto, letteralmente svelate sotto gli occhi di noi partecipanti. Può sembrare un aspetto trascurabile, ma personalmente mi piace pensare che sia un privilegio partecipare a questi eventi e soprattutto mi ha permesso in questi anni di vedere e toccare con mano modelli completamente inediti, prima del grande pubblico.

EICMA è stato anche un bel momento per incontrare nuovi amici (o colleghi, il limite è molto labile) e rivederne altri, che difficilmente si incontrano se non ad eventi di settore. Penso che questo tipo di incontri abbia dato un importante valore aggiunto all’evento in quanto tale, rendendolo ancora più un “classico” della mia vita da motociclista.

Trattandosi dell’ennesima partecipazione devo ammettere che di fotografare moto un po’ mi sono stancato, quindi quest’anno mi sono dato due “temi”: modelle e dettagli.

Ho impostato tutto il lavoro fotografico su questi due fronti, utilizzando una sola lente fissa per fare tutto, un po’ perchè si tratta di un’ottima lente e un po’ perchè ho voluto mettermi alla prova. Fare foto generiche con uno zoom tuttofare dà soddisfazione fino ad un certo punto, mentre in questo modo ho potuto mettermi alla prova.

Nelle prossime settimane pubblicherò quindi alcune gallerie relative a questi due temi, enjoy!

La Valle Maggia è un piccolo gioiello paesaggistico che si estende a Nord-Ovest rispetto a Locarno e, dopo alcune diramazioni, termina nel bacino dei laghi del Narèt. Si tratta di un complesso di dighe artificiali e relativi bacini idrici, paesaggisticamente molto impattante e che permette anche alcune facili deviazioni offroad.

Ero già stato lassù un paio di anni fa insieme al Pier (qui l’articolo su RoadBook) e mi aveva colpito l’intensissimo colore dei larici in autunno: la vallata diventa letteralmente arancione.

Quest’anno abbiamo deciso di tentare la fortuna di nuovo, ma questa volta debitamente attrezzati a livello fotografico e vista la giornata perfetta non avremmo potuto chiedere un meteo migliore. La salita da Varese impiega circa un paio d’ore e porta in cima alla vallata attraverso paesini sempre più piccoli e strade via via più impervie, ma sembre scorrevoli e ben asfaltate (siamo pur sempre il Svizzera).

La prima tappa interessante è la diga del Lago del Sambuco, dove un cartello rosso fiammante indica che il Narèt è chiuso. Confidiamo in un refuso, seppur difficile vista la precisione elvetica, e torniamo a salire, costeggiando il lago sulla destra e iniziando la salita al successivo altipiano. Proprio quassù troviamo la fatidica sbarra chiusa: l’accesso alla zona dei laghi è effettivamente chiusa, seppur non ci sia alcun accenno di neve e la temperatura sia ampiamente superiore ai 15 gradi. Con un filo di amarezza e tante parolacce in testa optiamo per una rilassante pausa pranzo al sole, prima di fare un po’ di foto e tornare a valle.

LINK MAPPA SCARICABILE

 

Spazio alla gallery.

Eccoci al terzo appuntamento della rubrica dedicata alle Michelin Anakee Adventure, l’ultima proposta della casa transalpina in termini di maxienduro.

Nei precedenti articoli (primosecondo) ho già parlato ampiamente del feeling di guida e, dopo altri 5000 km, non posso che confermare ogni aspetto su tutta la linea. Le gomme rimangono ottime in tutte le fasi di guida e in tutte le condizioni del fondo stradale: anche quando la strada finisce.

Parliamo di un treno di gomme che ha sulle spalle ben quattro viaggi medio-lunghi, fatti tutti con il tris di borse cariche e lunghissimi trasferimenti autostradali (dai 200 ai 500 km alla volta) con temperature che hanno oscillato dai 35 gradi di giugno ai 10 gradi scarsi dell’ultima gita in appennino di qualche settimana fa. Colpisce la mancanza dell’effetto “spiattellamento” tipico dell’utilizzo su lunghe percorrenze, oltre alla quasi totale mancanza di scalinatura sui tasselli, solo leggermente presente sullo pneumatico anteriore.

Il consumo del posteriore è invece, incredibilmente uniforme dal centro alla spalla.

In tutto questo, la gomma presenta ancora circa 3mm di gomma sia all’anteriore, sia al posteriore. Ottimo risultato alla soglia degli undici mila chilometri, comprensivi di svariate escursioni offroad anche piuttosto impegnative.

Uno dei pochi, forse l’unico, difetto di questa gomma era la sua rumorosità in certe fasi di guida. Dico “era” perchè superati gli 8000 km questa rumorosità è praticamente scomparsa.

Lascio la parola al dettaglio fotografico.

Quattro ruote muovono il corpo, due muovono l'anima.